lunedì 8 novembre 2010

B. non è un politico

La sinistra si è atteggiata, nei confronti di B. con una varietà di comportamenti compresi tra i due estremi della connivenza e della sopportazione.
Soltanto recentemente si è potuto riscontrare un netto rifiuto, anche se mitigato da singole voci influenti, di fronte alla disinvoltura istituzionale del premier. Questo comportamento risulta difficile da comprendere per coloro i quali ritengono che B. costituisca un grave pericolo per i delicati equilibri istituzionali necessari alla democrazia. Varie motivazioni possono essere formulate per spiegare tale atteggiamento, più o meno contingenti. Il PD, con cui possiamo sintetizzare il centro sinistra, tende, oggi, a distinguersi dalla sinistra più intransigente e al contempo punta ad apparire un possibile alleato per le formazioni di centro.

Aldilà delle questioni più strettamente attuali, con queste parole, mi preme fornire una personale valutazione delle ragioni profonde che hanno spinto a scegliere una linea di morbido contrasto alla non convenzionale e aggressiva politica berlusconiana. L'errore fondamentale è stato quello di considerare B. un politico, sopra le righe ma pur sempre un politico. Questa convinzione, scusabile almeno sino all'inizio del nuovo millennio, ha indotto a concludere con B. degli accordi, degli scambi di favore sempre sbilanciati a vantaggio della destra.
Una politica “dell'appeasement”, dell'accontentare cioè le diverse richieste della controparte con la speranza di ammansirla all'insegna del quieto vivere politico. Gran parte delle richieste, poi, hanno fatto appello alla natura di “casta” propria, anche se in diversa misura, di tutti gli schieramenti politici. Ma B. non è un politico, non è nemmeno un imprenditore, è un affarista che possiede il talento più utile per un affarista, quello della capacità di promuovere se stesso.
Diceva Indro Montanelli: “Berlusconi non ha idee, solo interessi”. Un affermazione che appare sempre più vera man mano che col tempo B. ha assoggettato ai suoi interessi tutto l'assoggettabile in modo sempre più spregiudicato attentando a regole fondamentali per la tenuta democratica come la divisione dei poteri dello stato, la pluralità e libertà dell'informazione, la certezza della pena ecc. Sulla base di queste considerazione è bene cessare di considerare B. e il berlusconismo come un fenomeno politico.
Eradicare B. e il Berlusconismo non può che essere l'obiettivo prioritario della sinistra così come della destra, che può giustificare l'uso di strumenti politici non convenzionali, per avviare un lungo processo di recupero dai danni prodottisi in questi anni, danni culturali prima ancora che economici e politici.

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