giovedì 11 novembre 2010

"Meglio degli altri Paesi, meno degli altri Paesi"

Ecco la formula magica che da qualche tempo a questa parte condisce l'informazione quotidiana che ci viene somministrata. In coro con le dichiarazioni dei governanti: la disoccupazione cresce? Meno degli altri Paesi; gli ordinativi crescono? Meglio degli altri Paesi; la produzione industriale cala? Meno degli altri Paesi; e come va il PIL? Comunque meglio degli altri Paesi; ecc. ecc. ecc.


Questo basso orpello retorico è stato inserito, forse timidamente la prima volta, da qualche ministro del consenso per indorare la pillola. La locuzione è semplicemente indegna per una istituzione, mistificatoria, dal tono paternalistico e vergognosamente irrispettosa nei confronti dei cittadini, che vengono trattati sfacciatamente come ingenui bambini che devono essere aiutati a comprendere nel modo “giusto” i dati presentati.

L'uso di questa espressione accompagna proprio i dati ed ha la precisa funzione di orientare gli stessi, che per antonomasia sono neutri.

Ma la cosa più irritante è che “Meglio\meno degli altri Paesi” non significa proprio niente.

Naturalmente la formuletta ha conosciuto una diffusione straordinaria, virale, insediandosi in ogni sorta di comunicazione governativa, nei giornali e telegiornali. Il costume è sintomatico dello stato comatoso dell'informazione italiana.

La speranza è che per tornare indietro sia sufficiente il ritorno nelle istituzioni di persone appena decenti, altrimenti sarà necessaria una rivolta culturale e civile che, onestamente, pare molto lontana dall'accadere.

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