lunedì 7 marzo 2011

LA DEMOCRAZIA FORMALE

L'italia di oggi è una democrazia formale. Con questa espressione intendo dire che, nel tempo, semprè più granelli di sabbia sono stati depositati negli ingranaggi del meccanismo democratico fino a determinarne la completa paralisi.


Il partito sovrano e le elezioni formali
La concentrazione del potere mediatico impedisce la corretta informazione dell'opinione pubblica, il processo democratico viene così minato alla base, cioè nel momento della formazione delle idee. Il risultato è che abbiamo si libere elezioni ma mancano le libere opinioni, se a ciò si aggiunge una legge elettorale che demanda alle formazioni politiche la scelta non solo dei candidati ma direttamente degli eletti, possiamo affermare che gli eletti hanno cessato di rappresentare la nazione, come afferma la Costituzione all'articolo 67. Il parlamentare oggi rappresenta il partito di appartenenza. In ultima analisi è venuto a cambiare il soggetto depositario della sovranità, non più il popolo ma i partiti.

L'alterazione dell'equilibrio dei poteri e i legislatori formali
Un parlamento di nominati cessa di esercitare la funzione legislativa. Ciò consegue alla separazione del momento della approvazione delle leggi da quello della formazione delle stesse, le Camere continuano ad approvare i provvedimenti legislativi, tuttavia questi vengono decisi dagli organi direttivi dei partiti di governo. La ulteriore conseguenza è la compromissione della funzione parlamentare di controllo dell'esecutivo. Il governo viene a così a coniugare due poteri, legislativo ed esecutivo determinando squilibri a catena nel sistema di pesi e contrappesi della democrazia.

Due possibili condizioni di equilibrio, la democrazia formale
Nascono così le frizioni tra i poteri dello stato, il cui risultato può essere duplice: Nel primo caso il governo sceglie di adoperare gli strumenti di cui dispone in funzione antistatale, cerca, cioè, di normalizzare il potere giudiziario nonché gli altri organi di rango costituzionale con interventi diretti e indiretti, procede inoltre a normalizzare quella parte di informazione ancora autonoma. Al termine del processo viene ad instaurarsi la democrazia formale.

Due possibili condizioni di equilibrio, il ripristino della condizione iniziale
Se non adeguatamente mascherato, il processo di de-democratizzazione rischia di mostrare caratteri dispotici in grado di mobilitare la società civile ed i poteri ancora autonomi delle istituzioni e dell'informazione. Tuttavia per arrestare il processo di de-democratizzazione non si può ricorrere agli strumenti tipici della democrazia, (le elezioni) in quanto questi sono irrimediabilmente corrotti, la sovranità popolare dovrà trovare diversi strumenti di espressione, ad esempio ampie manifestazioni di massa.

Scongiurare l'avvento della democrazia formale, si può?
Il ripristino della condizione di equilibrio non è sufficiente a garantire il corretto funzionamento della democrazia. Date le condizioni iniziali, il nuovo sistema di potere ben potrebbe essere identico al precedente, eccetto il fatto di richiamarsi ad altro partito.
Una soluzione duratura non può prescindere da un drastico ridimensionamento del potere dei partiti, che nella situazione di equilibrio verrebbe demandato al partito di governo, con irriducibili conflitti di interesse.
Una possibile soluzione vede terminare l'arresto del processo di de-democratizzazione con l'inaugurazione di una nuova stagione costituente. L'idea è che soggetti estranei agli attuali sistemi di potere, preferibilmente tecnici di scienza politica e amministrativa, procedano a formare norme, anche di rango costituzionale, volte a correggere le macroscopiche disfunzioni del sistema: la concentrazione mediatica, la legge elettorale, la partitocrazia.
É evidente che questi legislatori atipici devono avere una sufficiente legittimazione popolare.

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