giovedì 5 maggio 2011

L'ULTIMA VITTORIA DI OSAMA

Tra le tante cose che le forze per operazioni speciali sanno fare c'è l'assicurarsi di porre fine ad una vita. Per fare ciò sono necessarie tre pallottole, due vanno indirizzate al petto ed una alla testa.

Sono passati pochissimi giorni dalla morte di Osama bin Laden, l'amministrazione statunitense sta ancora valutando l'opportunità di pubblicare le immagini del cadavere, ma sono già state spese innumerevoli considerazioni su radio, televisioni, giornali e internet. Aggiungere qualcosa di rilevante è già una sfida ma avverto comunque l'urgenza di farvi partecipi della mia preoccupazione.


Chi ha materialmente premuto il grilletto ha eseguito una condanna che nessun tribunale ha ancora sentenziato, sancendo così l'ultima vittoria di Osama.

La prima vittoria consegue agli attacchi culminati con l'undici settembre, Osama è riuscito a rinfocolare una insicurezza mai sopita nel mondo occidentale ed in particolare negli Stati Uniti, ciò ha portato all'emanazione di leggi liberticide ed antidemocratiche, all'esasperazione del sospetto, in un clima di caccia alle streghe di McCarthy. Il punto più basso è rappresentato dalla velata e paradossale legittimazione della tortura varata dai repubblicani.

Ma Osama ottiene oggi una vittoria ancora più importante, in quanto ci ha resi come lui. In preda al risentimento ed al desiderio di vendetta, un popolo intero si è fatto giudice e carnefice, svuotando di fatto di senso parole come diritto, giustizia e democrazia. Dov'è la distanza che ci separa dagli alqaedisti che nei loro tristi video emettono giudizi e condanne che lasciano poi eseguire a giovani derelitti esaltati?

Come il personaggio interpretato da Brad Pitt in Seven, non abbiamo saputo resistere alla tentazione di premere il grilletto di fronte ad un nemico ormai inerme, ma con la sua morte muore anche una parte di noi, quella che, forse, ci rendeva più umani.

Giuseppe Picciuca

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